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 Rimozione Tatuaggi

L’uso di tatuare il proprio corpo si perde nella notte dei tempi così come il tentativo di rimuovere quanto fatto, come una testimonianza di un’epoca passata, che non c’è più, e che in qualche maniera ci tiene legati ad un trascorso che abbiamo ormai superato. A livello temporale, mentale e, perché no, anche fisico.

Esistono numerose prove storiche documentate che i primi tentativi di rimozione dei tatuaggi risalgono addirittura all’antico Egitto.

Il principale problema che si presentava solitamente in passato, per la rimozione o cancellazione di un tatuaggio, era rappresentato dalle cicatrici che la dermoabrasione (meccanica o con laser CO2) lasciava sul corpo.
Da alcuni anni è però presente sul mercato il 
laser Q-switched che è in grado di eliminare i tatuaggi senza lasciare cicatrici dopo il trattamento. Con esso si possono infatti trattare quasi tutti i tatuaggi e gran parte delle lesioni pigmentate.

Dal laser Q-switch vengono emessi impulsi con grande quantità di energia (megaWatt) in una piccolissima quantità di tempo, dell’ordine di nanosecondi (cioè milionesimi di secondo), quindi ultraveloci, che colpiscono selettivamente il melanosoma, l'organulo cellulare contenente la melanina. Frantumano quindi le cellule del derma contenenti il pigmento del tatuaggio. Grazie alla rottura della membrana di queste cellule, il pigmento viene rilasciato e eliminato attraverso il sistema linfatico. Tali impulsi inoltre hanno differenti lunghezze d’onda, che si adattano al colore che si va ad eliminare.

Nella rimozione di un tatuaggio è importante tenere presenti alcuni parametri quali i colori, la profondità del pigmento e da quando tempo è stato fatto. In linea di massima più il colore è chiaro più è difficile rimuoverlo. Al contrario, più è scuro più facilmente si potrà eliminarlo.

Per esempio a 1064 nanometri si trattano i tatuaggi di colore più scuro come il nero, il marrone o il blu mentre invece a 532 nanometri si trattano i colori più chiari come il rosso. I colori più difficili da trattare sono il verde e quei colori detti “di confine” come l’azzurro e il giallo. 
 

Il trattamento

Il trattamento consiste in varie sedute distanziate tra loro di alcune settimane (4-6 settimane) l'una dall'altra. La seduta non è particolarmente dolorosa; si avverte una sensazione di fastidio, simile allo schiocco di un elastico sulla pelle.
Se il tatuaggio copre una vasta area, si può eventualmente trattarlo in più sedute. Generalmente con 4/5 sedute si riesce a raggiungere la completa cancellazione del tatuaggio.

Prima del trattamento laser

Prima del trattamento laser sono da evitare l'esposizione al sole e alle lampade UVA, così come è da evitare l’assunzione di farmaci fotosensibilizzanti.

Dopo il trattamento

Gli effetti del trattamento laser si traducono in uno sbiancamento immediato del tatuaggio, con una infiammazione che  guarisce totalmente nel giro di 8-12 giorni, senza che rimangano sulla pelle delle inestetiche cicatrici residue. 
Dopo il trattamento verrà prescritta una pomata antibiotica per alcuni giorni. E' fondamentale non esporsi ai raggi solari diretti e proteggere la pelle con dei filtri solari per il primo periodo.
Durante la fase di riepitelizzazione è utile utilizzare una pomata specifica che favorisca questo processo, e rimane sempre importante anche in questa fase, non esporsi direttamente ai raggi solari, o lampade abbronzanti, e proteggere la pelle con filtri solari a schermo totale.
Il principale problema è l'iperpigmentazione cutanea che può essere prevenuta se si adottano tutte le precauzioni precedentemente dette.

Quante sedute sono necessarie per un risultato soddisfacente?


Per avere un buon risultato estetico sono necessarie in media, dalle 4 alle 8 sedute, che vanno distanziate nel tempo ad intervalli di circa 4-6 settimane l’una dall’altra. Ma, in certi casi, possono servire fino a dieci sedute, a seconda della reattività del pigmento, della capacità soggettiva che ha la cute nel riassorbirlo e della densità del colore.

Solitamente i tatuaggi amatoriali rispondono meglio e vengono eliminati in 1-4 sedute distanziate di 4 settimane. Per i tatuaggi professionali è di norma necessario un maggior numero di sessioni, in media 6-10, distanziate di 6-8 settimane.

Come si realizza concretamente la “scomparsa” del tatuaggio?

Il tatuaggio viene eliminato normalmente con due modalità: la prima consiste nell’espulsione progressiva del colore in gran parte durante il trattamento e poi nei giorni successivi, mentre nella seconda il pigmento viene lentamente assorbito, assimilato dall’organismo, metabolizzato dai macrofagi ed eliminato attraverso il sistema linfatico.

Come appare la pelle dopo il trattamento?

La zona trattata, dopo un iniziale sbiancamento, appare di norma arrossata ed edematosa, ma tutto ciò si risolve nel giro di pochi giorni: l’importante è non esporla ai raggi del sole.

Ci sono precauzioni da prendere prima di iniziare il trattamento?

E’ importante non essere abbronzati: per questo è sempre meglio cominciare il trattamento in un periodo autunnale per terminarlo in primavera.

Quali sono i costi per rimuovere un tatuaggio?

I costi variano moltissimo in funzione della complessità cromatica del tatuaggio, e ovviamente, dall’ampiezza della zona da trattare. Possono variare da un minimo di 100 € a seduta  per i più piccoli monocolore (fino a 4 cm), fino a 1000 € a seduta per quelli più estesi.

Sono più facili da eliminare quelli vecchi, ormai sbiaditi e azzurrini, oppure quelli più recenti?

La “vecchiaia” del tatuaggio influisce relativamente nel trattamento: ciò che conta di più è il colore del tatuaggio. Quanto più è scuro, più è facile da trattare.

E’ un intervento doloroso?

Non particolarmente, al punto che può essere effettuato anche senza anestesia locale. E’ però importante ricordare che il dolore varia a seconda della parte del corpo tatuata. Certe zone come la regione deltoidea, e le regioni che cicatrizzano di meno sono più fastidiose da trattare.

Come si procede tecnicamente?

Dopo aver messo gli occhiali protettivi si deterge la pelle, quindi si inizia l’irraggiamento durante il quale si nota uno sbiancamento immediato dell’area trattata ed un sanguinamento puntiforme, per  il  passaggio dei gas prodotti dall’esplosione del colore.

E dopo il trattamento?

Di norma appaiono gonfiore cutaneo e arrossamento che si risolvono in poche ore applicando una garza grassa o una pomata antibiotica non cortisonica per due volte al giorno per 5-7 giorni successivi; tra l’altro l’area trattata può essere lavata generalmente già a partire dal giorno successivo.

Quali risultati ci si può aspettare?

In molti casi (nel 95%) il tatuaggio scompare completamente. Questo risultato non può, però, essere sempre raggiunto a causa della diversità e delle differenti caratteristiche dei pigmenti; a volte si ottiene solamente un forte schiarimento. Altre volte può residuare nella pelle il cosidetto “ghost” cioè il “fantasma” del tatuaggio. In altri termini è una zona più chiara, depigmentata che ha i contorni del vecchio tatuaggio.

Trattamento laser delle lesioni pigmentate

Le lesioni pigmentate possono essere suddivise, in prima istanza, in epidermiche e dermiche, a seconda della profondità del pigmento.

Le lesioni epidermiche (lentiggini, macchie caffè-latte, macchie solari...) possono essere trattate utilizzando la lunghezza d'onda a 532 nm, fortemente assorbita dalla melanina e che quindi agisce principalmente sui livelli superficiali della cute. 
Le lesioni dermiche (Nevo di Ota, il Nevo di Ito o di Horì, la macchia mongolica...) si trovano più in profondità ed è necessaria quindi una lunghezza d'onda che possa penetrare in modo adeguato all'interno della cute. In questo caso si utilizza la lunghezza d'onda a 1064 nm. Analogamente a quanto accade per la rimozione dei tatuaggi, solo l'emissione Q-switched è in grado di trattare le lesioni dermiche in modo efficace senza incorrere nell'elevato rischio di esiti cicatriziali.

 

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